Che siamo in crisi economica non è certo un mistero, tanto grave da provocare rimescolamenti politici (che peraltro a molti sono sembrati pilotati dal mondo bancario) e ridiscussioni sulla partecipazione all’Europa Unita e all’euro.
Ma perché sembra che i mercati attacchino soprattutto l’Italia, e soprattutto che differenza c’è tra l’Italia di adesso e quella che quindici anni fa aderì alla moneta unica?
Ce ne parla Armando Carcaterra nel video prodotto da Anima Sgr, il quale sottolinea che, in generale, i mercati attaccano ovunque individuano un’incoerenza di fondo.
Il rigore di bilancio degli ultimi anni, promosso soprattutto dalla Germania, pare non essere stato sufficiente a calmare i mercati, soprattutto per via di tassi di interesse sempre alti (e per diminuire il debito pubblico serve questo fattore oltre a una politica di rigore interno).
Il deficit di un paese è difatti dato dal deficit primario (differenza tra entrate e uscite di un paese) e dal deficit secondario (pagamento degli interessi sul debito pregresso), e se la seconda voce aumenta è un bel problema.
Nel 1996, all’epoca del’adesione all’euro, il debito italiano era grossomodo allo stesso livello di adesso, cioè circa al 120% del PIL (prodotto interno lordo), e ciò grazie a una manovra finanziaria coraggiosa e aggressiva utile a rientrare nei parametri di Maastricht.
A partire dal 2009, però, le crisi greca, irlandese e portoghese hanno smascherato il problema, ossia che l’area euro non è un sistema finanziario perfettamente integrato e che la struttura europea non prevede meccanismi di solidarietà o di salvataggio tra paesi (e che persino le crisi di piccoli paesi sono capaci di scatenare crisi nell’intero sistema).
Insomma, i mercati hanno visto sempre più l’euro come un gigante con i piedi d’argilla.
Venendo all’Italia, l’attuale pareggio di bilancio (debito primario) sarebbe già un buon risultato se i tassi di interesse diminuissero… ma a quanto pare risolvere il deficit primario non serve, e per ristabilizzare la situazione occorre ripristinare la credibilità dell’euro.
Fosco Del Nero
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