martedì 28 giugno 2011

Previsioni sui mutui: possibile calo di richieste...

Le stime sul mercato del credito inerenti agli ultimi mesi indicano che vi sarà probabilmente un calo delle compravendite di immobili anche ad uso abitativo, e quindi un conseguente calo nella richiesta di mutui.

La stima menzionata indica che il calo si aggirerà intorno a un 3,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010, un dato che non fa ben sperare per la ripresa del mercato.

Malgrado fosse stata registrata nei mesi precedenti, soprattutto nell’ultimo trimestre del 2010, una crescita nelle richieste di mutui, questa tendenza oggi può essere contraddetta.

Il motivo principale di tale ipotetico e repentino calo nelle compravendite e nelle richieste di finanziamento, secondo molti analisti del settore, può essere ricercato nell’aumento del costo del denaro, nella conseguente crescita del tasso variabile (legato agli indici Euribor) e, non da ultimo, nella sempre più precaria situazione lavorativa in cui versa il paese.

Campanello di allarme è rappresentato soprattutto da un innalzamento del costo del denaro non bloccato dalla BCE (la Banca Centrale Europea), e quindi da una conseguente crescita del costo dei finanziamenti.
Nell’attesa fiduciosa che tali stime possano contraddirsi, non ci resta che aspettare...

In collaborazione con Creho.it

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martedì 21 giugno 2011

Produttività: com’è la situazione dell’Italia?


Nell’ultimo periodo si è fatto un gran parlare di “produttività”, anche sulla scia del Decreto Sviluppo approvato di recente dal Governo, nonché per la susseguente assemblea di Confindustria.

Ma esattamente perché la produttività è così importante, e da cosa dipende?
Ce lo spiega nel video Armando Carcaterra, l’esperto di AnimaSgr.

Innanzi tutto, si evidenzia come la produttività sia assolutamente rappresentativa della capacità di un paese di crescere, di competere a livello internazionale e di controllare l’inflazione. In questo senso, una produttività stagnante è un pessimo indicatore dell’economia, e non a caso è un annoso problema dell’Italia.

Secondo uno studio del 2008 dell’OCSE, su 38 paesi l’Italia è all’ultimo posto per crescita della produttività unitaria, e il fenomeno è recidivo.

In passato l’Italia svalutava la lira per porre rimedio alla sua minore competitività produttiva, ma ora con l’euro evidentemente ciò non è più possibile, col risultato che il divario con gli altri paesi si sta allargando.

Per avere un’idea chiara di ciò, basta confrontare il pil europeo di dieci anni fa con quello italiano dello stesso periodo: il primo è cresciuto nel frattempo del 20%, mentre il secondo del 3%...

Ma da cosa dipende la produttività?

Essa, che poi non è altro che la quantità di prodotto generato da ogni unità di capitale in una unità di tempo, dipende da numerosi fattori: il capitale, la tecnologia, la formazione, l’ambiente sociale, le infrastrutture, la flessibilità dei mercati di riferimento, l’efficienza dei servizi pubblici, l’esosità del sistema fiscale, la certezza del diritto.

Per dare un paio di dati utili, si dica che secondo la Banca Mondiale su 183 paesi l'Italia è nella posizione numero 80 per facilità di fare impresa, la peggior nazione dell’Europa Unita e dietro persino a Bielorussia, Vietnam e Mongolia.
Se passiamo poi al settore certezza del diritto, risultiamo 157esimi per capacità di far rispettare i contratti, dietro al Kosovo e subito davanti al Congo.

Il lato positivo è che, almeno, si è presa unanimemente coscienza del problema…

Fosco Del Nero

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mercoledì 15 giugno 2011

Credito: quali sono i finanziamenti tipici?

Con questo articolo andiamo a dare un’occhiata alle statistiche relative agli importi medi dei crediti erogati in Italia nel 2010, secondo quanto riportato da Crif, la Centrale Rischi Finanziari.

Tale dato contempla tanto i mutui, quanto i prestiti personali, quanto i prestiti finalizzati.

Ebbene, nel 2010 è cresciuto dell’1,1% l’importo medio dei mutui rispetto all’anno precedente, mentre l’importo dei prestiti è calato dello 0,9% per i prestiti personali e addirittura del 13,7% per i prestiti finalizzati.

Questi numeri grossomodo confermano il trend dell’anno precedente: anche nel 2009 si era registrato, rispetto al 2008, un brusco calo dei prestiti finalizzati, mentre al contrario i leggeri segni positivo e negativo di mutui e prestiti personali erano invertiti (-0,8% per i mutui e 1,8% per i prestiti personali).

Tutto ciò evidenzia una lieve ripresa dell’economia nel complessivo, anche se rimane una sensazione di incertezza riguardo al recupero della situazione precedente alla crisi economica.

Tanto i consumi quanto gli investimenti, difatti, si mostrano ancora timidi, e lo stesso mercato del credito è stato altalenante.
Un poco meglio, come detto, il comparto dei mutui, pur senza numeri eclatanti, fatto su cui ha inciso certamente la contrazione dei prezzi del mercato immobiliare, unita ai tassi di interesse sempre bassi.

In questo quadro generale si inserisce anche quella che sembra una maggiore maturità delle famiglie italiane, che hanno contratto i consumi stanti i segnali ancora negativi dell’economia, mostrando di saper bilanciare il loro budget.

E, purtroppo, le previsioni per il prossimo biennio parlano ancora di incertezza, per cui probabile che la crisi non sia ancora del tutto superata e che tale atteggiamento prudenziale permarrà.

Fosco Del Nero

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martedì 7 giugno 2011

Inflazione: quanto pesa sui risparmiatori?


Ultimamente tra economisti e addetti ai lavori del mondo finanziario si sta diffondendo il pensiero-ipotesi che nei prossimi anni ci sarà un problema di alta inflazione.

Armando Carcaterra, l’esperto di Anima Sgr, ci dice cosa ne pensa nell’ultimo video elaborato dalla stessa Anima Sgr, partendo dal dato dell’inflazione complessiva dello scorso anno: nel 2010 in EuroLandia si è registrata un’inflazione dell’1,6%. Un dato normale, dunque.

Tuttavia i primi mesi del 2011 hanno fatto registrare un’accelerazione improvvisa, la cui causa sembra però non “strutturale” ma episodica e legata all’aumento del prezzo di trasporti e materie prime (aumenti su cui i recenti problemi geopolitici hanno avuto un ovvio influsso).

A questo punto la domanda è: in che modo i risparmiatori possono proteggere meglio il loro denaro?

I dati a nostra disposizione indicano che, sul lunghissimo periodo, lo strumento migliore è quello delle azioni, che negli ultimi due secoli hanno avuto un aumento medio del 6%.
Nello stesso arco temporale, al contrario, l’oro si è limitato a tenere il passo dell’inflazione.

Su orizzonti più corti, invece, meglio materie prime e bot, così come i titoli di stato a breve termine.

In generale, comunque, è buona cosa affidarsi alla gestione di professionisti e diversificare il proprio portafoglio.

Fosco Del Nero

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