mercoledì 26 ottobre 2011

La crisi economica e le banche



Molte persone, tra cui gli Indignados che hanno recentemente manifestato in tutto il mondo, sono convinte che alla base della crisi economica attuale (e che dura ormai da tre anni e mezzo) vi siano le banche e il sistema bancario.
Le banche in questo senso sarebbero il nemico, e non certamente delle organizzazioni meritevoli di salvataggi da parte del governo, che così farebbe ricadere sul popolo il debito pubblico derivante da tali operazioni (come se non fosse già abbastanza elevato).

Di ciò, ci ricorda Armando Carcaterra, Direttore Generale di Anima, ai tempi del fallimento di Lehman Brothers erano convinti anche molti insigni economisti, che affermarono che il capitalismo funziona se chi sbaglia paga… ossia fallisce, in questo caso.

Al tempo tuttavia, continua Carcaterra, il fallimento di Lehman Brothers non generò effetti positivi sull’economia internazionale, facendo ripensare alcuni sull’opportunità di far fallire le grandi società finanziarie o a maggior ragione le banche, visto che i fallimenti delle banche hanno effetti negativi su tutta l’economia (a differenza, per esempio, del fallimento degli hedge fund, che rimane circoscritto al settore di competenza).

Da sottolineare come un eventuale default di qualche stato si trasferirebbe immediatamente proprio alle banche, che sono le principali detentrici dei titoli di stato dei vari paesi. Difatti, gli investitori stanno già vendendo a piene mani le azioni delle banche europee.

Tale fenomeno è stato attutito solo dall’annuncio di un piano di ricapitalizzazione delle banche europee, che secondo Carcaterra va considerato una priorità economica.

Insomma, secondo Carcaterra la crisi originata nel 2007-2008 è stata sì causata da comportamenti macrofinanziari sconsiderati, come sostengono gli Indignados, ma la strada per un mondo migliore non sarebbe il fallimento delle banche, che egli assimila al sistema cardiovascolare del corpo umano: in questo senso, gli eccessi possono sì portare all’infarto, ma lasciare che il cuore si fermi non è la cura.

Metafora interessante, che non tiene però conto del fatto che il sistema cardiovascolare lavora per tutto il corpo umano e lo nutre, mentre le banche non lavorano per il popolo, e anzi pensano essenzialmente al proprio nutrimento. Solo così si spiega come mai tutti gli stati del mondo sono debitori verso le banche private, in ragion del fatto che i governi e i popoli ancora permettono che la sovranità monetaria (ossia ciò che rende un popolo veramente sovrano) appartenga non allo stato-popolo, ma per l’appunto alle banche private.

Fosco Del Nero

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giovedì 20 ottobre 2011

Evoluzione del panorama creditizio

Anche nel panorama dei mutui on line si registrano incertezze per questo ultimo periodo.
E' di questi giorni la notizia che la BCE non procederà per il momento né a rialzi né a restringimenti dei tassi di interesse sui mutui.

Nonostante questo, le banche, a causa dell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani rispetto ai rendimenti di quelli tedeschi, hanno aumentato la percentuale di spread sui nuovi mutui e su quelli a tasso variabile già contratti.

Questa situazione di incertezza ha portato in quest’ultimo periodo, anche in relazione alla contrazione di mutui online, ad un maggior interesse dei mutuatari verso i mutui a tasso misto ed i mutui a tasso variabile con cap (ossia mutui a tasso variabile ma con un tetto massimo di aumento).

Pare infatti che, a causa dell’aumento dello spread applicato dalle banche italiane, siano previsti sulle rate mensili di un mutuo da 100.000 euro applicazioni tra i 10 ed i 15 euro in più al mese.

Questa situazione di incertezza pare poi stia incidendo, positivamente, sulla richiesta di finanziamenti on line, grazie e soprattutto in relazione alla maggiore possibilità di poter effettuare confronti tra le diverse proposte creditizie presenti nel mercato.

Nell’attesa che la situazione torni alla normalità, e che la Banca Centrale Europea applichi ribassi sui tassi di interesse interbancari, prestare maggiore attenzione all’evolvere delle informazioni è di primaria importanza.

In collaborazione con Creho.it

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mercoledì 12 ottobre 2011

Carte di credito: come vanno in Italia?

Col pezzo di oggi andiamo a dare uno sguardo all’andamento delle carte di credito in Italia, utile indicatore della situazione del credito al consumo e della fiducia dei consumatori italiani nella ripresa economica.

Lo facciamo con i dati sullo scorso anno elaborati dall’Osservatorio Carte di Credito, promosso da Crif, Assofin e Gfk Eurisko.

Ebbene, nello scorso anno si è registrato un calo del numero di carte di credito attive in circolazione in Italia (del 3,3%), mentre è cresciuto al contrario il numero delle carte di debito (del 9,2%). Infine, è diminuito fortemente il numero di carte rateali/opzione (meno 8,6%); tra le due si preferisce utilizzare la carta rateale pura.

Se è diminuito il numero delle carte di credito, è pur vero che è cresciuto il numero totale delle transazioni (del 5,1%, per un totale di 590 milioni di euro, col pagamento medio fissato sui 97 euro), nonché dell’importo totale delle stesse (del 3,7%), segno chi le utilizza abitualmente lo sta facendo sempre di più.

Incremento inoltre nella diffusione e nell’utilizzo delle carte prepagate, strumento finanziario sempre più apprezzato.

Globalmente parlando, l’Italia si caratterizza ancora per un utilizzo piuttosto contenuto delle carte di pagamento, anche se a far da contraltare, come detto, c’è il dato dell’incremento di uso da parte dei possessori attivi “storici”.
Più nel dettaglio, le regioni a fare da traino sono Lombardia, Lazio e Sicilia (cosa ovvia, se vogliamo, dato che si tratta di tre delle regioni più popolose d’Italia).

Il tasso di sofferenza delle carte di credito è in miglioramento rispetto agli anni passati, mentre in questo senso perdono un poco di terreno le carte rateali.

Il trend complessivo risulta essere abbastanza stabile, con un numero di titolari utilizzatori grosso modo simile, centrato sui gruppi sociali più abbienti ed economicamente solidi.
Un punto di ingresso nel settore delle carte di pagamento potrebbe essere dato dalla telefonia mobile, con la quale gli italiani hanno una certa confidenza e che potrebbe legarli al mondo della carte di pagamento.

Fosco Del Nero

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mercoledì 5 ottobre 2011

Il debito pubblico delle nazioni



Come ormai risaputo, negli ultimi mesi Standards & Poor’s, dopo aver declassato in precedenza alcuni paesi per via del loro debito pubblico (ricordiamo che i casi più gravi sono quelli di Irlanda, Portogallo e Grecia, ma anche della stessa Italia), ha colpito anche gli Stati Uniti, declassandoli per la prima volta.

Un evento fino a pochi anni fa impensabile, a cui l’esperto di Anima Sgr, Gianluca Ferretti, tenta di dare una sintetica spiegazione nel video diffuso dalla stessa Anima Sgr.

Nel quale emerge che, come ovvio, siamo in una situazione finanziaria internazionale piuttosto precaria, se persino gli Usa manifestano gravi problemi finanziari. Proprio loro la cui moneta, il dollaro, è sempre stata usata come moneta di riserva internazionale, garantendo al paese americano un grosso vantaggio sugli altri paesi, dal momento che in pratica poteva sgravare i suoi problemi sui paesi creditori.

Questo declassamento pare un segnale di crisi dell’egemonia economica statunitense, anche se alla fine della fiera è l’Europa ad avere i problemi più gravi, tanto da porre in dubbio il futuro della moneta unica e della stessa Unione Europa: la combinazione tra debito pubblico altissimo, interessi sul debito tra il 10 e il 20% (ci riferiamo a Portogallo e Grecia), prospettive di crescita del reddito basse o persino negative, porta inevitabilmente all’insostenibilità, e le politiche fiscali severe non fanno altro che aggravare la situazione anziché migliorarla, visto che deprimono sempre di più le prospettive di crescita.

Un circolo vizioso che i governi dei paesi europei non sono ancora riusciti a spezzare, nonostante il programmato fondo europeo di salvataggio, che entrerà in vigore nel 2013 ma che già non convince molto gli addetti ai lavori.

La sensazione è che per uscire dalla crisi economica sia importante non tanto l’azione del singolo governo, quanto i rimedi posti in essere in ambito comunitario-europeo.
Anche se, in fondo a tutta la questione, sta il problema del debito pubblico, ed è curioso constatare come gli stati non siano indebitati tra di loro (cosa che giocoforza ne renderebbe alcuni in debito e alcuni in credito), ma con le banche, che contrariamente al pensare comune non sono statali, ma enti privati.

Fosco Del Nero

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