Per arrivare preparati all'appuntamento con il mutuo c’è una serie di valutazioni da fare. Se è vero che fra tutte le forme di finanziamento il mutuo è quella sicuramente meno costosa, oltre che l'unica detraibile fiscalmente, resta pur sempre un investimento, e come tale non è esente da rischi.
Chiedere un mutuo è una decisione molto importante, sebbene per la maggioranza delle persone avvenga in un contesto del tutto sconosciuto.
Per scegliere il finanziamento ideale, è preferibile non limitare l'importo allo stretto necessario: non accade di rado, infatti, che le spese per l'acquisto di una casa o per la ristrutturazione di un immobile superino quanto preventivato in partenza. Nel caso poi si sia ecceduto nella richiesta, è sempre possibile restituire la quota superflua senza andare incontro a penali.
Per evitare che le condizioni contrattuali peggiorino, tuttavia, è bene non richiedere alla banca somme che vanno oltre il rapporto dell'80% rispetto al valore dell'immobile.
Per quanto riguarda la durata del mutuo, la scelta è adattata dalle singole esigenze. Generalmente, se si adotta un'ottica più flessibile i vantaggi sono maggiori.
Non sempre estinguere il debito nel più breve tempo possibile si rivela essere la soluzione migliore, anche perché fare richiesta in seconda battuta di un eventuale allungamento del mutuo non è consentito.
Al contrario, se il debito è distribuito su un arco di tempo più lungo, si ha la possibilità, grazie all'estinzione anticipata (parziale o totale), di poter rimborsare il finanziamento in anticipo rispetto al piano di ammortamento iniziale.
È opportuno, ad ogni modo, non estendere il debito oltre una certa soglia, onde evitare che la riduzione della rata, e quindi il risparmio sugli interessi, sia poco significativa.
In collaborazione con Creho.it
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martedì 29 novembre 2011
Cosa bisogna sapere prima di richiedere un mutuo...
martedì 22 novembre 2011
Caro rc auto, Bologna tra le città più salate...
Il caro-assicurazione auto è un male che accomuna tutti gli automobilisti, che da nord a sud si trovano a sostenere premi in continuo aumento.
Le polizze auto più “famigerate” sono quelle delle regioni meridionali, dove l’alto tasso di frodi assicurative fa lievitare i costi; anche le regioni settentrionali, però, soffrono il caro assicurazione auto.
Secondo il “Libretto Rosso delle assicurazioni 2011” allegato a Quattroruote, il nord Italia ha subito rincari molto pesanti nel corso dell’ultimo anno: la regione più “salata” è l’Emilia Romagna, e Bologna si aggiudica la palma di provincia del centro-nord più costosa sul fronte polizze auto.
I bolognesi spendono in media 1.300 euro all’anno per assicurare un’utilitaria; segue Rimini, dove la polizza media costa 1.247 euro; i cittadini di Parma se la passano un po’ meglio, con assicurazioni auto medie da 930 euro (ma in aumento del 6,8% tra il 2010 e il 2011).
I rialzi nel settore assicurativo non risparmiano proprio nessuno: tra un rincaro e l’altro, il prezzo medio nazionale per assicurare un’auto è pari a circa 1.139 euro annui.
Così, tra le tante polemiche sui prezzi delle polizze e in attesa di provvedimenti “dall’alto” che facciano tornare sulla terra, i costi assicurativi, gli automobilisti devono difendersi con i propri mezzi.
La regola numero uno per risparmiare sulla rc auto è confrontare un gran numero di preventivi: con l’aiuto dei comparatori on line come SuperMoney è possibile valutare le offerte di molte società tradizionali e on line e trovare l’offerta più adatta in base alle proprie esigenze.
In questo modo si risparmiano fino a 500 euro all’anno e i rincari fanno un po’ meno paura.
In collaborazione con Supermoney.eu
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mercoledì 16 novembre 2011
Crisi del’Italia e crisi dell’Europa: che collegamento?
Che siamo in crisi economica non è certo un mistero, tanto grave da provocare rimescolamenti politici (che peraltro a molti sono sembrati pilotati dal mondo bancario) e ridiscussioni sulla partecipazione all’Europa Unita e all’euro.
Ma perché sembra che i mercati attacchino soprattutto l’Italia, e soprattutto che differenza c’è tra l’Italia di adesso e quella che quindici anni fa aderì alla moneta unica?
Ce ne parla Armando Carcaterra nel video prodotto da Anima Sgr, il quale sottolinea che, in generale, i mercati attaccano ovunque individuano un’incoerenza di fondo.
Il rigore di bilancio degli ultimi anni, promosso soprattutto dalla Germania, pare non essere stato sufficiente a calmare i mercati, soprattutto per via di tassi di interesse sempre alti (e per diminuire il debito pubblico serve questo fattore oltre a una politica di rigore interno).
Il deficit di un paese è difatti dato dal deficit primario (differenza tra entrate e uscite di un paese) e dal deficit secondario (pagamento degli interessi sul debito pregresso), e se la seconda voce aumenta è un bel problema.
Nel 1996, all’epoca del’adesione all’euro, il debito italiano era grossomodo allo stesso livello di adesso, cioè circa al 120% del PIL (prodotto interno lordo), e ciò grazie a una manovra finanziaria coraggiosa e aggressiva utile a rientrare nei parametri di Maastricht.
A partire dal 2009, però, le crisi greca, irlandese e portoghese hanno smascherato il problema, ossia che l’area euro non è un sistema finanziario perfettamente integrato e che la struttura europea non prevede meccanismi di solidarietà o di salvataggio tra paesi (e che persino le crisi di piccoli paesi sono capaci di scatenare crisi nell’intero sistema).
Insomma, i mercati hanno visto sempre più l’euro come un gigante con i piedi d’argilla.
Venendo all’Italia, l’attuale pareggio di bilancio (debito primario) sarebbe già un buon risultato se i tassi di interesse diminuissero… ma a quanto pare risolvere il deficit primario non serve, e per ristabilizzare la situazione occorre ripristinare la credibilità dell’euro.
Fosco Del Nero
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giovedì 10 novembre 2011
Economia, finanza e sovrappopolazione
Siamo arrivati a 7 miliardi di persone sul pianeta (ufficiali, e chissà quante non sono registrate):
cosa comporta l’aumento della popolazione dal punto di vista della finanza e dell’economia mondiale?
Nel video intitolato Mister sette miliardi ce ne parla Armando Carcaterra, l’esperto di Anima Sgr, il quale sottolinea che si tratta di un fatto importante, considerando che la popolazione mondiale è più che raddoppiata in meno di 50 anni, dai 3,3 miliardi del 1965.
Nel precedente passato, invece, ci aveva messo 250 anni a raddoppiare.
La questione merita rilevanza visto che la popolazione non cresce in modo lineare, ma in modo esponenziale, e quindi occorre tenerne conto per tempo.
Anche se, per fortuna, il tasso di crescita è decelerato negli ultimi decenni, soprattutto grazie al decremento delle nascite nei paesi ricchi, e agli standard di vita aumentati in quelli in via di sviluppo.
Società industrializzata, miglioramento di alimentazione e di assistenza sanitaria contribuiscono difatti ad accrescere la durata media della vita e a far diminuire le nascite; quindi, meno neonati e più vecchi.
La sovrappopolazione attuale, comunque, pone il problema di equilibrio nello sviluppo e l’utilizzo di nuove tecnologie sostenibili: una crescita infinita della popolazione non può accordarsi con le risorse naturali finite, da cui l’esigenza di trovare un equilibrio del tutto.
Le conseguenze dello squilibrio tra crescita demografica e produzione, in particolare, sono già in atto, e afferiscono soprattutto all’aumento secolare dei prezzi delle materie prime.
L’essere arrivati a sette miliardi, insomma, dovrebbe spingerci a guardare lontano: nuove tecnologie, potenziale di crescita, invecchiamento, sviluppo sostenibile.
Fosco Del Nero
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giovedì 3 novembre 2011
Mutui e prestiti in Italia: ecco il barometro dell’economia…
Grazie alle statistiche forniteci da Eurisc, ossia il sistema di informazioni creditizie di Crif (la Centrale Rischi Finanziari) che detiene i dati di circa 78milioni di posizioni creditizie, possiamo dare uno sguardo all’andamento della domanda di mutui e di prestiti in Italia.
Il dato che emerge per il mese di settembre 2011 è decisamente negativo: la domanda di mutui è scesa del 23%, mentre la domanda di prestiti del 10% rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente (quest'ultimo calo riguarda in particolare i prestiti finalizzati).
A sua volta settembre ha seguito un semestre di decrescita netta (sempre in doppia cifra), andando dunque a configurare un anno di drastica diminuzione nelle richieste di prestiti e mutui da parte delle famiglie italiane.
Un vero e proprio crollo, dunque,che testimonia il cattivo stato dell’economia italiana e il basso grado di fiducia degli italiani nella ripresa economica.
Per quanto riguarda i dati specifici dei mutui, cresce la fascia di durata del mutuo tra i 20 e i 30 anni (il 51% della richiesta totale nei primi nove mesi del 2011, il 30% se ci riferiamo alla fascia più ristretta tra i 25 e i 30 anni).
L’importo medio del mutuo si attesta invece sui 136.900 euro, contro i 139.600 euro del medesimo periodo del 2010.
Andando invece sui prestiti, nel settembre 2011 calo maggiore per i prestiti finalizzati (meno 6%) rispetto ai prestiti personali (meno 3%), con un totale per i primi nove mesi del 2011 di rispettivamente meno 14% e meno 5% rispetto al medesimo periodo del 2010.
L’importo medio del prestito è ugualmente un poco più basso rispetto al precedente anno: 8.550 euro contro 8.800.
Un altro dato che conferma che, in attesa di un incontrovertibile segnale di inversione economica, le famiglie italiane preferiscono rimanere il più possibile prudenti.
Fosco Del Nero
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